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Appuntamenti | 29.11.2019 | 15:08

Solidarietà e non stigma

Il 1° dicembre di ogni anno si celebra la Giornata Mondiale dell'Aids. In questo giorno, varie organizzazioni in tutto il mondo, riportano l’attenzione sul tema dell'Aids. Anche se la malattia non è più una condanna a morte e può essere tenuta sotto controllo, lo stigma rimane. Questa stigmatizzazione e la discriminazione che ne consegue rappresentano un forte peso psicologico per le persone colpite.

(d.s.) Pierpaolo Patrizi, Raffaele Pristerà, Elke Maria Erne, Pierpaolo BertoliZoomansicht(d.s.) Pierpaolo Patrizi, Raffaele Pristerà, Elke Maria Erne, Pierpaolo Bertoli

Per questo motivo, durante la conferenza stampa odierna (29.11.2019), indetta proprio in occasione della Giornata mondiale dell'Aids 2019, i/le rappresentanti dell’Azienda sanitaria dell’Alto Adige, della Caritas e dell'associazione Pro Positiv hanno chiesto più solidarietà e meno stigmatizzazione per queste persone.
Grazie ai moderni metodi di trattamento e agli attuali farmaci, molte persone affette da HIV oggi hanno un'aspettativa di vita quasi normale ed una qualità di vita quasi paragonabile a quella di una persona non infetta. Tuttavia, le persone sieropositive subiscono ancora il rifiuto, la discriminazione e spesso anche l’attribuzione di una colpa per aver contratto il virus.
Tutto questo può portare a malattie psicologiche con tutte le conseguenze negative che ne derivano. Per alcuni, la paura del rifiuto e della discriminazione, è spesso un motivo sufficiente per non sottoporsi al test HIV. Queste persone possono quindi vivere con un'infezione da HIV non trattata fino a quando non si ammalano gravemente.

Timori infondati
La discriminazione delle persone sieropositive nasce per lo più da timori infondati in merito alla trasmissione dell'HIV, ma spesso si tratta anche di semplici pregiudizi nati decenni fa. L'HIV viene ancora frequentemente ed erroneamente associato all'omosessualità, ad un comportamento sessuale considerato negativamente e all'uso di droghe. Non vi è alcun motivo ragionevole per evitare le persone sieropositive, perché il contatto all'interno del contesto abituale è senza rischi. Ad esempio, i baci, i baci con la lingua, il contatto con il corpo, il contatto con la pelle, il mangiare insieme, la condivisione di stoviglie, indumenti e biancheria o l’utilizzo comune di piscine, saune, servizi igienici e toilette non rappresentano un rischio di contagio. Se si rispettano le normali regole igieniche, non vi è alcun rischio nemmeno in caso di manicure, piercing, tatuaggio e buchi per gli orecchini. Naturalmente, gli oggetti perforanti o taglienti che possono venire a contatto con il sangue, devono essere utilizzati una sola volta o sterilizzati accuratamente.

Vie di trasmissione
Inoltre, il virus si trasmette più frequentemente attraverso i rapporti sessuali. Il virus si trova nel sangue, nello sperma, nelle secrezioni vaginali, nelle secrezioni delle ferite e nella mucosa intestinale. Il virus può entrare nel corpo attraverso piccole lesioni, specialmente attraverso la sensibile mucosa dell'intestino, la mucosa della cervice, la vagina e il prepuzio maschile. Un'infezione è possibile anche attraverso l'uso improprio delle siringhe e degli strumenti dedicati al piercing o ai tatuaggi. Il rischio di infezione più elevato continua ad essere quello dei rapporti anali e vaginali non protetti. Un rapporto orale non protetto è anche rischioso se c'è eiaculazione in bocca e contemporaneamente sono presenti lesioni o infiammazioni della mucosa della bocca o della gola. Negli ultimi anni il tasso di infezione è rimasto stabile tra i consumatori di droghe per via endovenosa.

HIV in Alto Adige
In Alto Adige sono 850 i pazienti e le pazienti che convivono con il virus dell’HIV. La maggior parte di queste persone - circa 500 - sono curate e assistite presso l'Ospedale provinciale di Bolzano, mentre le altre preferiscono essere curate in ospedali fuori provincia. Il 70 per cento delle persone con infezione da HIV curate nel reparto Malattie Infettive di Bolzano sono uomini, il 30 per cento sono donne.

Negli ultimi anni, in media, 20 - 25 altoatesini sono stati annualmente contagiati dall'HIV. Tra dicembre 2018 e novembre 2019 sono stati registrati 15 nuovi casi, il che corrisponde ad un tasso di malattia pari a 2,8 casi per centomila abitanti. In Italia, il tasso di incidenza nel 2018 è stato di 4,7 casi per centomila abitanti e in Europa di 5,1 nuovi casi sempre per centomila abitanti.

L'età media dei nuovi contagiati in Italia è di 39 anni, il 14 per cento ha meno di 25 anni. Gli uomini sono più colpiti (85 per cento), il 41 per cento dei nuovi contagiati si è infettato attraverso rapporti eterosessuali non protetti, il 39 per cento a causa di rapporti omosessuali non protetti. Il 70 per cento dei nuovi casi in Italia riguarda cittadini italiani, il 30 per cento invece sono persone con diversa nazionalità.
Molti dei nuovi casi individuati nel 2018 riguardava i cosiddetti “late presenter”. Si tratta di persone che si presentano ai servizi sanitari solo in una fase avanzata della malattia. In Europa, lo scorso anno, questo tasso è stato del 49% mentre in Italia si è trattato del 57% dei nuovi casi.

"In Alto Adige abbiamo una buona assistenza per le persone sieropositive, il nostro reparto per le Malattie Infettive si prende cura di tutte le pazienti e di tutti i pazienti sieropositivi dell’Alto Adige. Siamo specializzati nella terapia e nella cura dell'HIV, presso i nostri ambulatori non ci sono tempi di attesa e le emergenze vengono trattate immediatamente", sottolinea Elke Maria Erne, Primaria del reparto Malattie Infettive dell'ospedale provinciale di Bolzano. Una delle preoccupazioni principali della Primaria è la prevenzione: "Nessuno dovrebbe evitare di sottoporsi ad un test HIV per paura di possibili stigmatizzazioni. È importante che il maggior numero possibile di persone faccia il test. Questo renderebbe ancora più facile tenere sotto controllo la diffusione della malattia."

Pierpaolo Bertoli, Direttore sanitario f.f.: “Con l'iniziativa odierna si intende sensibilizzare utenti e operatori sanitari sul tema dell'Aids che attualmente, sebbene presente con un numero di casi limitato, rappresenta una problematica da non sottovalutare. È infatti necessario mantenere alto il livello di guardia e la consapevolezza di questo rischio in particolare tra i giovani. Dobbiamo per fortuna tuttavia riconoscere i progressi importanti nei presidi terapeutici a nostra disposizione. Ciononostante, dev'essere sottolineata l'importanza della continuità delle cure e a tale riguardo ringrazio per l'impegno tutto il personale del reparto malattie infettive dell'ospedale.”

Luci e ombre
Di per sé la buona notizia è che oggi, grazie a farmaci e metodi moderni, l'HIV può essere tenuto sotto controllo molto bene, ma questo ha anche il suo lato negativo. Soprattutto per le generazioni più giovani, che non hanno vissuto le ondate di decessi degli anni '80 e '90, questa malattia ha perso il suo lato spaventoso. L'HIV e l'Aids sono ancora incurabili e potenzialmente fatali. Ecco perché la prevenzione e l'educazione in materia di Aids sono e rimarranno sempre enormemente importanti. Raffaele Pristerà, Associazione Pro Positiv: “Test chiama test: il test resta il primo passo nella lotta all’Aids. Fare il test è importante per sé stessi e per i propri partner. Fare un test significa spingere anche le altre persone ad effettuarlo.”

Fondamentali sono anche l'assistenza sociale e quella psicologica di chi è già ammalato, afferma Pierpaolo Patrizi della Caritas: “Dal 1992, insieme al Servizio Iris, la Caritas segue le persone che convivono con l'HIV o l’Aids, fornendo sostegno anche ai loro familiari e amici. Attualmente i Servizi Caritas coinvolti in questa realtà sono tre: Casa Emmaus, che dal ‘97 ospita fino a 14 persone e promuove progetti di reinserimento, Binario 7, un drop-in che segue chi, vivendo il problema della dipendenza attiva, è anche sieropositivo, e il Servizio Iris che con 12 volontarie e volontari, un musicoterapeuta e un responsabile psicologo-psicoterapeuta segue le persone che convivono con l'HIV. Tale supporto viene offerto presso il reparto Infettivi di Bolzano, a domicilio e presso la sede Caritas in via Cassa di Risparmio 1 a Bolzano. Per tutti questi Servizi, accompagnare vuol dire mettere la persona, quella reale e concreta, al centro dell'intervento e della relazione, consapevoli che la malattia non è solo un fatto biologico, ma un evento biografico e riguarda la vita di chi ci convive.”

Sostegno in Alto Adige
Per tenere sotto controllo la malattia nelle persone colpite, l’Azienda sanitaria dell’Alto Adige utilizza i più recenti principi attivi disponibili sul mercato. Questi farmaci sono fortemente efficaci e funzionano molto bene su circa il 90% dei pazienti. In linea di principio, la terapia dell'HIV comporta sempre l'uso simultaneo di più principi attivi che vengono somministrati in determinati momenti del ciclo di replicazione dell'HIV. Tali principi attivi possono anche essere contenuti in una singola compressa e questo tipo di trattamento si chiama “terapia combinata”. L'uso regolare assicura che il virus non possa più moltiplicarsi e che non si sviluppi alcuna resistenza. Per garantire il successo terapeutico, il farmaco deve essere assunto in tempo utile. Secondo lo stato attuale della ricerca, il farmaco deve essere assunto per tutta la vita del paziente. Lo scopo della terapia per l'HIV è di inibire la replicazione del virus in modo che il sistema immunitario non venga più danneggiato, possa riprendersi e difendersi da infezioni potenzialmente letali. Il successo della combinazione scelta può essere confermato grazie a due valori di laboratorio: “Viral load” o viremia, cioè la conta del numero di virus nel sangue, e il numero di cellule “T-helper” (cellule CD4) nel sangue. Una riduzione della quantità di virus al di sotto del limite di rilevamento di 50 virus per millilitro di sangue è considerato un successo terapeutico. Questo esito dovrebbe essere raggiunto circa tre o quattro mesi dopo l'inizio della terapia. Maggiore è la carica virale, maggiore è il rischio che la malattia progredisca. Una carica virale di oltre 100.000 copie/ml è classificata come alta. Il numero di cellule “T-helper” (di aiuto) dovrebbe aumentare parallelamente alla diminuzione della carica virale. Queste cellule immunitarie hanno un'importante funzione di controllo per il sistema di difesa dell'organismo. I valori normali sono superiori a 500 cellule per microlitro di sangue. Tuttavia, l'HIV non può essere completamente debellato dal corpo. Una vera e propria cura non è quindi ancora possibile.


Informazioni per i media:
Ripartizione Comunicazione, Marketing e Relazioni con il Pubblico dell’Azienda sanitaria dell’Alto Adige, tel. 0471 907153, e-mail: media@sabes.it

(PAS/TDB)



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